giovedì 14 dicembre 2017

Un albergo a zero stelle







Oggi ci sono alberghi anche a 7 stelle. Meraviglia del lusso e dello status sociale: recinti destinati a quelli che in un modo o nell'altro hanno i soldi per andarci. Questa riflessione ha invece per oggetto le categorie sottostanti dell'accoglienza turistica, colpite da un'abitudine sempre più frequente che ne sta permeando, direi infettando, la comunicazione e la pubblicità. L'infezione, che si propaga dai 5 stelle lusso fino ai più modesti B&B della provincia italiana, continua a fare strage dell'immagine, dell'immaginario, della considerazione della donna e, di conseguenza, anche dell'uomo che dovrebbe costruire – un giorno – delle relazioni rispettose con essa. 

I CASO
Di recente mi sono trovato a dover annullare una prenotazione per il B&B di Viterbo A piazza del Gesù proprio mentre la effettuavo perché, scorrendo le pagine del sito, mi sono imbattuto nella fotografia di una camera molto bella che presentava una donna molto bella in mutande e canottiera distesa sul letto da sola, con apparente aria di rilassamento, non volgare ma non necessaria. Non era la prima volta che mi imbattevo in un'immagine del genere (donna su o accanto al letto da sola, più o meno vestita, senza traccia di uomo) per un B&B e allora ho approfittato per segnalare la sua inopportunità al proprietario, comunicandogli che, a causa di ciò, avevo cambiato idea sulla prenotazione: la annullavo. Il signore mi ha risposto che non capiva proprio, era sorpreso, e mi ha informato (!!!) che si trattava di una bellissima fotografia, molto apprezzata dai loro clienti. Chiusi la conversazione con quel senso di amaro sconforto che già tante volte avevo provato: nella maggior parte delle persone queste immagini – ancora oggi – non suscitano nemmeno un piccolo fastidio e nemmeno una domanda. Anzi. L'affermazione del gestore, tuttavia, era preziosissima proprio perché spontanea e – a suo dire – ampiamente condivida da uomini e donne. Ancora una volta la pubblicità ci offriva lo spunto per capire a che punto siamo del lungo e tortuoso cammino delle moderne relazioni di genere. 
Strada difficile, discorso difficile. 
In ogni caso, non ebbi problemi a scegliere un'altra struttura a Viterboio non compro sessismo!  

II CASO
Oggi, grazie a una segnalazione del gruppo Facebook La pubblicità sessista offende tutti, mi sono imbattuto in un video del Grand Hotel Imperiale di Forte dei Marmi. Cinque stelle Lusso. Si tratta di un video e non di una fotografia, ma la questione non cambia. Le scene dovrebbero presentare la filosofia del marketing aziendale, filosofia del tutto coerente in questo caso con le altre immagini fisse che si ritrovano nel sito, a corredo della presentazione della struttura, con donne nella sauna, in piscina, donne che scendono dalla macchina con superminigonna ma senza testa ecc. Come ho detto sopra, il discorso per molti può essere difficile, sofisticato, stravagante e addirittura assurdo, ma se la direzione fosse interessata, sono disponibile ad approfondire in un dibattito pubblico videotrasmesso in diretta. 
La storia. 
Un uomo solo, non bellissimo, (questo per soddisfare il carattere "aspirazionale" della pubblicità: se vieni in questo hotel entri a far parte del mondo dei fighi) entra in hotel e non trova nessuno alla reception. Si guarda in giro e resta strabiliato nel vedere una scena che evidentemente lo mette in imbarazzo: vede un uomo di spalle che simula quello che iconograficamente si deve obbligatoriamente definire – a prima vista e per l'osservatore medio – come l'immagine vista da dietro di un uomo che ha un rapporto orale con una donna seduta di fronte a lui. Tutti i dettagli non ci consentono di pensare ad altro. Della donna non si vede nulla se non le bellissime gambe nude che si contorcono sensualmente e le solite scarpe col tacco da pubblicità sessista. Dopo un po' la bella trovata viene svelata e l'uomo si gira lasciando vedere la bellissima donna vestita (?) da Babbo Natale che stava confezionando un pacchetto. Il dono viene poi offerto al cliente con tanti auguri e una immancabile dose di sensualità. A parte la scelta della simulazione erotica che non lascia spazio ad alcuna discussione a meno di non voler essere in cattiva fede, vengono da fare almeno altre due considerazioni: perché occorreva far sedere una donna in una specie di anfratto della parete per confezionare uno stupido pacchetto, bastava un tavolo, come facciamo tutti e non una sedia, e perché doveva farsi aiutare da un uomo in un'operazione di tale banalità. Appunto! Non ce ne era alcun bisogno se non quello di metterla nascosta e seduta con un uomo davanti all'altezza giusta. L'incredibile scena con la donna seduta in luoghi improbabili si ripete prima al bar, dove l'uomo beve un drink in compagnia di un orsetto vestito anche lui da Babbo Natale e la donna gli confeziona una torta fatta sulle ginocchia e poi in camera dove la scena non cambia: qui la donna è addirittura seduta nell'armadio (!!!) sempre con la stessa simulazione e con imbarazzo divertito del cliente. In entrambe le situazioni, forse per pudore, il cliente chiude gli occhi dell'orsetto che guarda interessato. Dall'armadio la donna svelata esce con due e non tre bicchieri di spumante, evidentemente per sé e per il cliente. Dell'uomo della reception si sbarazzano senza problemi.
Dopo aver visto questo video ho cambiato la meta del mio soggiorno e ho scartato Forte dei Marmi dalle vacanze. Tuttavia, continuo a chiedermi "Perché?" Che bisogno ha una struttura di lusso di confezionare prodotti di comunicazione che di lusso non sono affatto. Come mai la comunicazione ha bisogno di queste donne che ci aspettano in sauna, in piscina, alla reception, sempre sensuali, bellissime, gentilissime, dispostissime? A chi sono rivolti questi messaggi? A coppie? A uomini soli? A uomini in cerca di compagnia? Alle famiglie non credo. Anche in questo caso, i commenti al post del gruppo su Facebook ci dicono che non tutti e non tutte hanno uno sguardo critico sulla pubblicità sessista e violenta. Non ancora. Dal canto mio, non ho voglia di chiedere niente alla direzione dell'Hotel perché ritengo che queste cose parlino da sole, si muovano autonomamente nel grande mondo dei segni contemporanei dove i codici esistono da decenni e sono universalmente conosciuti e compresi. Il ricorso all'"ironia" è patetico quando non disonesto. Le scelte di comunicazione non possono fare a meno di questa conoscenza: c'è una responsabilità che non si può ignorare quando si mettono in giro immagini e parole di pubblicità. Tutti ci vedono. Tutti assorbono. Tutti capiscono. Io pure capisco e a proposito di vacanze... ho deciso che cambio hotel: io non compro sessismo!  

martedì 13 dicembre 2016

Colgo l'ossasione offerta ancora una volta dalla ditta MELLUSO per mandare un caro saluto a tutte le amiche e amici che da molto tempo ormai hanno aderito al gruppo di Facebook LA PUBBLICITA' SESSISTA OFFENDE TUTTI. Seguo con attenzione le attività del gruppo e capisco che i risultati siano spesso deludenti e a volte scoraggino Annamaria che tiene le fila della moltitudine spesso silenziosa ma sempre indignata che ci accompagna: le campagne che ogni giorno invadono le nostre città continuano ad essere violente come e più di prima e sembra non cambiare assolutamente nulla nella consapevolezza di questa misera minoranza ignorante e arrogante che produce le campagne. 
In effetti, se posso offrirmi come testimone dopo 26 anni di studio del fenomeno tutto italiano e sud-europeo dell'affissione al pubblico di pubblicità violente (non basta definirle solo sessiste!!!), l'attenzione della massa della popolazione è decisamente scarsa e anche davanti a una sensibilizzazione forzata in convegni, dibattiti e seminari, registriamo come i valori che sottendono a quelle pubblicità sono ormai valori cristallizzati e consolidati in italiani e italiane giovani, adulti e anziani. Non in tutte e tutti, ma in quasi tutte e tutti, cioè in milioni e milioni di persone che sono disposti a tollerare e spesso addirittura a giustificare la pubblicità come fosse un elemento inamovibile della nostra società così violentemente capitalista. Altrimenti come spiegarsi la tracotanza di mettere quei manifesti giganteschi nella stazione centrale, sul viale dell'aeroporto, sui tram e sotto alle nostre finestre?
Che fare allora? 
Torniamo alle scarpe in oggetto.
1) Esce la campagna.
2) La vedo.
3) La guardo.
4) Capisco – anche se non sono uno studioso o una studiosa di iconografia, di arte o di marketing – che c'è una donna seminuda (che mi piace moltissimo se sono uomo e a cui  vorrei rassomigliare moltissimo se sono donna), con una spallina su e un'altra forse (comunque nascosta ad arte dalla mano della modella), che mi guarda e mette il più vicino possibile l'oggetto intramontabile del desiderio sessuale maschile, la bocca, e l'oggetto del desiderio commerciale, la scarpa. È facile, troppo primitiva per essere difficile, utilizza primordiali istinti animaleschi, per cui non posso non capire.
5) Mi fa schifo e penso che ferisca ancora una volta la mia immagine di donna perennemente oggettivata o di uomo maializzato.
6) Penso che possa ferire milioni di altre persone consapevoli e non.
7) Scrivo allo IAP! NOOOOOOO (vedi storie precedenti)
8) Scrivo al Comune? NOOOOOO (vedi storie precedenti)
9) Scrivo alla ditta? Forse.
10) Esco per fare compere. Entro in un negozio che vende le scarpe MELLUSO, le misuro, mi piacciono, vado alla cassa, estraggo un pennarello dalla borsa, prendo la scatola, ci scrivo sopra: IO NON COMPRO SESSISMO, le lascio sul bancone, esco anche senza salutare, attraverso la strada, entro in un altro negozio di scarpe che non fa pubblicità violente e compro un altro paio di scarpe, belle pure loro. Respiro profondamente e sono felice di aver scoperto quanto il mondo sia pieno di bellissime scarpe!
  

sabato 21 febbraio 2015

EXPOniamoci #6 - La ragazza con la camicia

Stessa idea: la ragazza con pochi o nessun bottone alla camicia. (v.#1)
Stesso palazzo: buon esempio di stereotipo urbanistico sessista a Milano. (v. #1 e #2)
Stessa marca: l'EXPO si avvicina, meglio non cambiare stile!!! (v. #1 e #2)
Stessi consumatori? 

giovedì 11 dicembre 2014

EXPOniamoci #5 - La donna che vola

Sul tetto delle bancarelle volò una donna in sottoveste

EXPOniamoci #4 - Le due madonne

Tempo di Natale, il rosso si impone in Piazza Duomo

EXPOniamoci #2

Questa era la campagna segnalata con il # 2 era il 22 ottobre 2014. Per errore è scomparsa temporaneamente. Ritorna ora nel blog.Era sullo stesso palazzo di EXPOniamoci #1, Via M.Gioia.

EXPOniamoci #3

L'anno dell'EXPO si avvicina e la pubblicità impazza. Nessun cambiamento in vista, anzi... avanti tuttaaaaaa. Complimenti alla città.